Per riserva ovarica si intende la quota di ovociti disponibili ad arrivare a maturazione in un certo momento. E’ determinata geneticamente: ogni donna nasce col suo pacchetto di ovociti che si riduce fisiologicamente con l’età. Però circa il 10% delle donne soffre di bassa riserva ovarica (POR: poor ovarian reserve).Essa è una condizione prevalentemente genetica caratterizzata da un precoce calo del numero degli ovociti, sia per pool ovocitario di partenza più basso, sia per una maggiore velocità di riduzione nel tempo. Le donne giovani con bassa riserva ovarica possono tuttavia non avere effetti sulla qualità degli ovociti, a differenza di quelle più anziane.
Oltre ai fattori genetici, la POR può essere dovuta a cause chirurgiche ed oncologiche, tanto è che in caso di interventi chirurgici per tumori o trattamenti chemio/radioterapici è possibile congelare gli ovuli prima della terapia.
Per quanto riguarda invece la crioconservazione degli ovociti per posporre la gravidanza nessun tests di riserva ovarica è in grado di predire la capacità di ottenere la gravidanza né di definire con anticipo la perdita di fertilità. Inoltre la resa in termini di fertilizzazione e impianto della crioconservazione ha ancora dei limiti(circa il 50% di possibilità che un ovocita congelato si fecondi e bassa percentuale di impianto. Per quanto riguarda il trattamento la stimolazione ovulatoria e la fecondazione in vitro vengono ampiamente praticate per ottenere la gravidanza, ma con tassi di successo bassi. Si è notato che il pretrattamento con coenzima Q10 e altri antiossidanti come la melatonina migliorano la risposta ovarica alla stimolazione. La supplementazione con androgeni o GH nei due cicli pre FIVET sembra anche dare risultati positivi. L’uso di letrozolo 5 mg nei primi 5 giorni di stimolazione ovulatoria con gonadotropine ha ottenuto maggiori risultati rispetto ai controlli. Inoltre la dieta povera di carboidrati ha dimostrato migliori esiti nelle poor responders. Quindi gli antiossidanti, il DHEA, il letrozolo e le gonadotropine potrebbero anche essere utilizzate in vivo, senza necessariamente ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Nuoveprospettive sperimentali sono l’uso delle cellule staminali ovariche che hanno la capacità di formare nuovi ovociti nei ratti e possono essere coltivate allo stadio di ovociti maturi in vitro e poi iniettate nelle cellule germinali e possono formare follicoli.
La nostra proposta per le pazienti affette da POR è la conoscenza dei segni e sintomi di fertilità e la sua eventuale correzione con l’uso di antiossidanti, di deidroepiandrosterone ( Dhea, l’ormone della giovinezza), o la stimolazione ovulatoria con letrozolo o basse dosi di gonadotropine, magari associate a basse dosi di estrogeni per migliorare il muco. Si ottengono in tal modo risultati apprezzabili in termini di gravidanze a basso rischio senza ricorso a tecniche di procreazione assistita.
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